Carie: quando è necessario intervenire?

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Carie: quando è necessario intervenire? 950 614 Oral Team

Carie: quando è necessario intervenire?

Molto spesso capita di trovare piccole carie sullo smalto dei denti.
Ma è sempre necessario intervenire?
Scopriamolo insieme!
Prendiamo spunto da un evento verificatosi qualche tempo fa nel nostro centro odontoiatrico:
Un giovane paziente in cura da noi da qualche tempo era affetto da ben 7 carie, quasi tutte interprossimali (le più ostiche da curare, ogni collega potrà confermarvi ciò).
Durante le prime visite, in accordo con il paziente, si è deciso di monitorare queste piccole carie poiché spesso accade che queste si “fermino” non rendendo necessario l’intervento.
Dopo qualche tempo, vedendo che le carie continuavano ad avanzare, si è deciso di comunicare la necessità di un intervento tempestivo per eliminare il problema.
La risposta è stata colma di stupore, com’era possibile che in così poco tempo si è passati dal non voler intervenire ad un piano di cure contenente ben 7 otturazioni?
Purtroppo l’andamento delle carie è del tutto imprevedibile e non è possibile prevedere se e quando si dovrà intervenire.

La decisione se curarle oppure no dipende infatti dalla stadiazione della carie, ossia dalla loro profondità.

Quando una carie è confinata allo smalto potrebbe rimanere uguale tutta la vita, dando così la possibilità di scongiurare un intervento,  soprattutto se questa è posizionata fra un dente e l’altro.
In questo caso infatti la quantità di dente da asportare per curare la carie è nettamente superiore alla quantità che si asporterebbe in un normale caso di carie, rendendola così molto svantaggiosa dal punto di vista biologico.

Ci sono dei protocolli standard per la valutazione delle carie?

Certamente, infatti per decide se intervenire o se temporeggiare è necessario seguire protocolli internazionali che servono per valutare  l’invasività e la posizione della carie.

👇🏻 Vediamo insieme questi protocolli 👇🏻

“La classificazione internazionale della patologia cariosa ed il sistema di gestione di tale lesione (ICCMS™) è un sistema comprensivo di protocolli clinici che mira a riassumere tutte le decisioni da prendere in caso di manifestazione di questo tipo di lesione, in ambito diagnostico, preventivo e riabilitativo. Preservare la struttura dentale e ricostruirla quando indicato,è l’obiettivo che si prefigge l’ ICCMS™. Questa classificazione è basata su esperienza clinica, analisi, ricerca, feedback dei pazienti, ottenuti grazie al lavoro di dentisti diffusi in tutto il mondo.”
Fonte: Dentista Moderno, Diagnosi e classificazione della lesione cariosa

Stadiazione delle lesioni cariose a livello coronale

  • Codice 0: quando le superfici, asciutte e pulite non presentano carie, il suono che viene emesso dall’attrito dello specillo sulla superficie dentale, è nitido e chiaro.  Lesioni non-cariose, brown e white spot devono essere differenziate dalle carie in fase precoce.
  • Codice 1: la carie in fase iniziale è caratterizzata dal primo cambiamento visibile a livello dello smalto (visibile solo dopo prolungata asciugatura da parte dell’odontoiatra, o ridotta al solo solo tra le cuspidi).
  • Codice 2: il cambiamento a livello dello smalto è evidente anche con dente bagnato ed è più esteso rispetto al solo solco.
  • Codice 3: la carie di entità moderata è caratterizzata da demineralizzazione dello smalto maggiormente estesa senza esposizione di dentina.
  • Codice 4: traspare un’ombra scura al di sotto dello smalto.
  • Codice 5: carie estesa, con evidente processo di cavitazione ed esposizione della dentina. Se è coinvolta meno della metà della superficie dentale
  • Codice 6: carie estesa, con evidente processo di cavitazione ed esposizione della dentina. Se è coinvolta più della metà della superficie dentale

Nel caso di lesioni interprossimali la classificazione invece è diversa:

  • Codice 0: quando le superfici, asciutte e pulite non presentano carie, allora il suono che viene emesso dall’attrito dello specillo sulla superficie dentale, è nitido e chiaro.
  • Codice 1: carie in fase iniziale, caratterizzata dal primo cambiamento dello smalto visibile dopo prolungata asciugatura
  • Codice 2: carie in fase iniziale, caratterizzata dal primo cambiamento dello smalto visibile anche a smalto bagnato. Le lesioni appaiono non cavitate, appaiono come bande di demineralizzazione.
  • Codice 3: carie di entità moderata sono caratterizzate da fratture dello smalto, senza segni di esposizione dentinale.
  • Codice 4: traspare un’ombra scura al di sotto dello smalto. Queste lesioni sono direttamente visibili dalla superficie vestibolare o linguale  e a volte traspaiono al di sotto di uno smalto ancora intatto.
  • Codice 5: carie estesa, con evidente processo di cavitazione ed esposizione della dentina. Se è coinvolta meno della metà della superficie dentale
  • Codice 6: carie estesa, con evidente processo di cavitazione ed esposizione della dentina. Se è coinvolta più della metà della superficie dentale

Classificazione di Black

L’alternativa alla classificazione proposta qui sopra è la classificazione ideata da G.V. Black(1836-1915) più di cent’anni fa.

In questo tipo di classificazione, a ciascuna classe si abbina una forma, un disegno di cavità, più che rifarsi all’estensione e alla profondità della lesione.

  • Classe I: la cavità si sviluppa all’interno dei solchi o delle fessure del tavolato occlusale di molari e premolari, oppure le superfici linguali e vestibolari dei molari o superficie linguale degli incisivi inferiori
  • Classe II: la cavità coinvolge le superfici prossimali di premolari e molari
  • Classe III: La cavità coinvolge le superfici prossimali di canini e incisivi, senza coinvolgere l’angolo incisale.
  • Classe IV: la cavità si sviluppa su incisivi e canini e coinvolge l’angolo incisale.
  • Classe V: la cavità coinvolge il terzo cervicale della superficie linguale o vestibolare di qualsiasi elemento
  • Classe VI: la cavità coinvolge la superficie incisale degli elementi anteriori o le sole cuspidi degli elementi posteriori.
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